Norovirus nei molluschi bivalvi vivi: Ministero e risk manager

Norovirus nei molluschi bivalvi vivi: se il Ministero torna a fare il risk manager

Pubblichiamo un interessante articolo dell’Avv. Daniele Pisanello in merito alla nota del Ministero della Salute del 16 giugno 2015.

Una interessante nota del ministero della Salute, datata 16 giugno 2015 ed indirizzata agli Assessorati regionali alla Sanità e alle pubbliche amministrazioni del Controllo ufficiale, fornisce alcuni chiarimenti relativamente a uno dei temi pending di salute pubblica degli alimenti: le contaminazioni da Norovirus con particolare riferimento ai molluschi bivalvi vivi, il ruolo del controllo ufficiale nella vaghezza del diritto UE e il quadro sanzionatorio nazionale.

Dal punto di vista sanitario, i norovirus sono particolarmente insidiosi in occasione di consumo di molluschi bivalvi vivi crudi. Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute precisa che “i norovirus rappresentano uno tra gli agenti più diffusi di gastroenteriti acute di origine non batterica, costituendo così un serio problema nel campo della sicurezza alimentare”.

Le infezioni causate da norovirus si manifestano soprattutto in contesti comunitari, negli ospedali, nelle case di riposo, nelle scuole o, tipicamente, in ambienti confinati, come per esempio le navi da commercio e da crociera. Da una decina d’anni sono stati sviluppati test diagnostici rapidi con l’uso di marcatori molecolari su campioni di feci. A oggi, sono noti quattro genotipi di norovirus, da GI a GIV, sottodivisi in almeno 20 cluster. Analizzando le notifiche del RASFF si nota che i prodotti interessati da contaminazione di norovirus riguardano per lo più molluschi bivalvi vivi, crostacei e frutta e vegetali.

Il quadro regolatorio vigente

Ad oggi la legislazione europea non prevede limiti microbiologici anche se sono in corso approfondimenti che dovrebbero portare a una eventuale definizione di soglie di accettabilità.  EFSA in diverse opinions sul tema ha sottolineato l’utilità di definire criteri microbiologici relativamente a questo hazard; ad esempio, nelle Opionions su norovirus in verdure a foglia [1] carote, cipolle, agli e altri vegetali [2] e nei lamponi e frutti di bosco[3], l’autorità di Parma ha riconosciuto che, stante il basso livello di lavorazioni applicate per la immissione in vendita al consumatore finale di tali derrate, il rischio di focolai di norovirus, come pure di Salmonella, Yersinia, Shigella, è presente e dovrebbe essere gestito dall’OSA mediante Good Agricultural Practices (GAP), Good Hygiene Practices (GHP) and Good Manufacturing Practices (GMP), se non anche  a mezzo delle procedure HACCP-based.

Con riferimento ai molluschi e in particolare alle ostriche, l’EFSA [4] è giunta alle stesse conclusioni, riconoscendo che criteri microbiologici per il Norovirus sarebbero utili ai fini della validazione e verifica dei piani di HACCP  e delle altre procedure di sicurezza che l’OSA deve attuare. Al contempo tali criteri potrebbero aiutare il controllo ufficiale nella più serena adozione di misure di controllo del rischio nel caso di positività rinvenute nei diversi stadi della filiera (produzione, raccolta, distribuzione all’ingrosso o finale).

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Fonte: Lex Alimentaria.

 

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