Frodi alimentari: stato dell’arte nella prospettiva di un approccio risk-based

[quote align=”center”]Facciamo il punto con l’Avv. Pisanello.[/quote] Una ricerca condotta nel 2012 su 81 ristoranti e retailers statunitensi ha evidenziato che circa nel 58% di essi  era esposto pesce con etichetta/informazioni mendaci (mislabeled); inoltre, in 16 fushi restaurants il 94% del tonno somministrato, in realtà, non lo era. L’adulterazione di alimenti accompagna da sempre le … Continued

[quote align=”center”]Facciamo il punto con l’Avv. Pisanello.[/quote]

Una ricerca condotta nel 2012 su 81 ristoranti e retailers statunitensi ha evidenziato che circa nel 58% di essi  era esposto pesce con etichetta/informazioni mendaci (mislabeled); inoltre, in 16 fushi restaurants il 94% del tonno somministrato, in realtà, non lo era. L’adulterazione di alimenti accompagna da sempre le società umane, cambiano i modi, frequenza e intensità, raggio di azione, ma le sofisticazioni non scompaiano.

Nell’ancien-regime e fino all’alba dell’epoca pre-industriale, anche il cibo manifestava la rigida articolazione sociale: filiere per alimentare agiati nobili e prelati, e filiere per i poveracci: bocche da grano e bocche biada, si diceva. Tra il XIX e il XX secolo l’imporsi della società industriale stravolge i paradigmi, consacrando l’idea di un consumo universale e democratico che sono funzionali e legittimano nuove forme di produzione e distribuzione; in tale contesto l’incremento delle sofisticazioni fu immediatamente tangibile. Oggi è invalso l’acronimo EMA, Economically motivated adulteration, per riferirsi a quelle azioni tendenti a modificare un alimento o la sua composizione attraverso l’uso di sostanze estranee, ingredienti di qualità deteriore o l’impiego di processi non adeguati, al fine di ottenere un guadagno in spregio del quadro regolatorio e di mercato... Leggi di più>>

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