“Da consumare entro” o “da consumarsi preferibilmente entro il”?

L’EFSA ha pubblicato un interessantissimo documento per aiutare gli operatori del settore alimentare nella scelta della corretta dicitura da apporre in etichetta.

corretta dicitura da apporre in etichetta

Il 2 Dicembre scorso l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha pubblicato sul proprio sito un documento che riteniamo possa essere di grande aiuto per gli operatori alimentari.

Una delle informazioni obbligatorie da fornire ai consumatori in base alla normativa vigente (tranne alcune eccezioni) è la data di scadenza o il TMC (termine minimo di conservazione) dei prodotti alimentari rispettivamente tramite la diciture “da consumare entro” e “da consumarsi preferibilmente entro il”.
La scelta tra le due varianti va fatta considerando molteplici fattori. Per aiutare gli operatori del settore, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha pubblicato un ausilio per poter decidere con chiarezza quale effettivamente inserire.
Il documento, per ora solo in inglese, è molto corposo e dalla nostra attenta lettura non di così immediata comprensione ed applicazione da parte degli operatori alimentari.
All’interno troviamo le basi sulle quali fondare lo studio dei propri prodotti ed un utilissimo albero decisionale che, grazie ad una serie di domande a cui l’operatore del settore alimentare deve rispondere, consente di orientarsi verso l’opzione più opportuna.

Ma qual è la differenza tra le due diciture?

La dicitura “da consumare entro“, indica alimenti molto deperibili che potrebbero pertanto costituire, dopo un breve periodo, un pericolo immediato per la salute umana. Questi alimenti possono essere consumati fino alla data indicata, ma non dopo, anche se hanno un bell’aspetto e un buon odore.
Invece la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il” è utilizzata normalmente per alimenti non particolarmente deperibili, sicuri da consumare anche dopo la data che figura in etichetta, ma che potrebbero non essere nelle condizioni ottimali.
In sintesi quindi, la prima variante si basa sulla “sicurezza” del cibo mentre la seconda sulla “qualità” dello stesso.

Per stabilire il “periodo di conservabilità(shelf-life), ovvero la finestra temporale durante la quale un alimento resta sicuro e/o di qualità adeguata per il consumo, presupponendo che la confezione resti intatta e il prodotto venga conservato secondo le istruzioni, gli esperti hanno analizzato diversi fattori che devono essere presi in considerazione dagli operatori del settore alimentare.
Tutti questi dettagli e fattori sono stati inseriti all’interno del documento messo a disposizione dall’EFSA per poter definire al meglio la scelta tra le due diciture.

Ogni anno nell’UE, secondo la Commissione Europea, si stima che fino al 10% degli 88 milioni di tonnellate di sprechi alimentari prodotti sia connesso all’indicazione della data di scadenza sui prodotti alimentari.

“Informazioni chiare e corrette sulla confezione e una miglior comprensione e applicazione dell’indicazione della data appropriata sugli alimenti da parte di tutti i soggetti coinvolti” ha dichiarato Kostas Koutsoumanis, presidente del gruppo di esperti EFSA sui pericoli biologici “possono contribuire a ridurre gli sprechi alimentari nell’UE, pur continuando a garantire la sicurezza degli alimenti. Il parere scientifico pubblicato oggi rappresenta un passo avanti in tale direzione”.

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