Altro che semplici sigle!

L’essenziale adeguamento agli standard BRC e IFS per ottenere certificazioni di sicurezza alimentare richieste dalla Grande Distribuzione Organizzata estera, garantendo conformità e accesso ai mercati internazionali.

Come adeguarsi agli standard BRC e IFS richiesti dalla GDO estera e ottenere le conseguenti certificazioni?

L’attenzione crescente del consumatore per i temi della sicurezza alimentare, e al contempo la pressante richiesta di garanzie in tal senso da parte delle Autorità preposte, hanno indotto la Grande Distribuzione Organizzata a formalizzare e richiedere ai propri fornitori specifiche certificazioni. Queste attestano l’adeguamento del fornitore, lungo il processo che ha condotto a un determinato prodotto – compresa la fornitura di materie prime, prodotti semi-lavorati e servizi – e più in generale all’interno della propria azienda e in tutta la supply chain, a specifici standard igienico-qualitativi. Oggigiorno, per le aziende che desiderano approcciare i mercati internazionali nel settore alimentare, l’adeguamento a questi standard è divenuto un fatto irrinunciabile. Il BRC (British Retailer Consortium, formulato in Inghilterra) e l’IFS (International Food Standard, formulato dai marchi leader della Gdo tedesca, francese e italiana) sono i più importanti standard con cui le aziende dell’agroalimentare si trovano a misurarsi. Entrambi prevedono sistemi di audit da parte di Organismi di terzi al fine di ottenere le relative certificazioni.

BRC-IFS: cosa impongono?

Gli standard BRC-IFS si applicano alle aziende alimentari di trasformazione e preparazione e individuano gli specifici elementi di un sistema di gestione focalizzato sulla qualità e sulla sicurezza igienico-sanitaria dei prodotti. In sostanza l’azienda di trasformazione deve poter garantire:

  • l’adozione di buone pratiche di riferimento, cioè di procedure e istruzioni operative (documentabili) che garantiscano il controllo del processo produttivo dal punto di vista qualitativo e igienico;
  • l’adozione di un sistema Haccp (Hazard Analysis Critical Control Point), e dunque di un piano per la sicurezza alimentare, che deve essere redatto in conformità ai principi del Codex Alimentarius. Oltre a questo deve essere attuata un’analisi approfondita dei rischi, che si articola in genere in un’analisi dei pericoli legati al prodotto e al processo. Attraverso questo studio si deve essere in grado di dimostrare che l’azienda ha adottato tutti i mezzi per prevenire, tenere sotto controllo o limitare i pericoli che potrebbero essere causa di danni alla salute del consumatore. Ad esempio, nel settore vinicolo il rischio microbiologico e quello fisico possono essere considerati secondari in virtù di alcune pratiche normalmente previste dal processo produttivo (filtrazioni e micorfiltrazioni), mentre è fondamentale considerare il rischio chimico, derivante soprattutto dai metalli pesanti, dalla gestione dei solfiti e dalla possibile presenza di tossine fungine, come l’ocratossina A;
  • l’adozione di un adeguato sistema documentale, che preveda la redazione di un manuale della qualità a cui si può integrare un manuale per la sicurezza alimentare, in cui riportare procedure e istruzioni in materia di gestione dei documenti, registrazioni delle non conformità e delle azioni correttive, descrizione dei processi produttivi (es. le fermentazioni), modalità e frequenza dei controlli sul prodotto, sulla sua qualità e sulla sua stabilità etc;
  • il controllo del rispetto di specifici standard nell’ambiente di lavoro, sia per quanto attiene il processo produttivo, sia per quanto riguarda il comportamento del personale (posizionamento del sito, gestione e smaltimento dei rifiuti, standard igienici e di organizzazione per il personale etc.);
  • l’esistenza di appropriate specifiche, ossia di documenti tecnici che descrivano i prodotti in tutti i loro aspetti. Le specifiche riguardano maggiormente le materie prime (compresi i materiali di confezionamento), il prodotto finito e prodotti intermedi/ semilavorati (ove richiesto).

 

Le strutture e il personale

I requisiti previsti dagli standard BRC ed IFS coinvolgono anche le strutture e infrastrutture aziendali. È prevista infatti la conformità dei materiali a contatto con il prodotto: un esempio è il materiale di rivestimento di vasche e serbatoi di cemento, che deve essere adeguato allo scopo e non deve dar luogo a migrazioni o cessioni di sostanze chimiche al prodotto. Si devono inoltre garantire locali idonei dal punto di vista igienico, in buono stato di conservazione (pavimenti e pareti integri e facilmente sanificabili) e protetti il più possibile dall’ingresso di animali infestanti. È richiesto anche un atteggiamento del personale che dimostri consapevolezza e responsabilità nelle operazioni che svolge relativamente alla propria mansione.

 

La certificazione

La certificazione è sito-specifica, per cui sono oggetto di verifica solamente le attività svolte presso la singola unità produttiva. Il certificato può essere rilasciato solamente se l’azienda supera positivamente l’audit di verifica e se le eventuali non-conformità emerse vengono inserite in un piano di risoluzione. La validità del certificato può variare da un minimo di 6 mesi a un massimo di 12, in funzione del numero e della gravità delle non-conformità riscontrate.

 

Per un maggiore approfondimento sugli Standard BRC e IFA visita il nostro sito: Almater Academy, la formazione per il settore agroalimentare.

 

Per leggere l’intero articolo e scaricare il pdf, clicca qui.

 

A cura di Dott.ssa Erika Daniel, Tecnologo Alimentare in Almater S.r.l., e Dott.ssa Barbara Dionese, Enologo in Contarini Vini e Spumanti S.r.l.

 

Se hai trovato interessante il nostro articolo, condividilo e lasciaci un commento!

Vuoi approfondire l’argomento e capire cosa possiamo fare per te?
Contattaci!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *