Allergeni alimentari e ristorazione collettiva

[quote align=”center”]Facciamo il punto, grazie ad un interessante articolo dell’Avv. Daniele Pisanello, sullo stato dell’arte in Europa relativamente agli allergeni nella ristorazione collettiva in attesa che il Legislatore italiano tagli il traguardo.[/quote] Come noto, la nuova disciplina sulla fornitura di informazioni sui prodotti alimentari al consumatore finale (Reg. n. 1169/2011/UE) comporta una serie di obblighi informativi … Continued

[quote align=”center”]Facciamo il punto, grazie ad un interessante articolo dell’Avv. Daniele Pisanello, sullo stato dell’arte in Europa relativamente agli allergeni nella ristorazione collettiva in attesa che il Legislatore italiano tagli il traguardo.[/quote]

Come noto, la nuova disciplina sulla fornitura di informazioni sui prodotti alimentari al consumatore finale (Reg. n. 1169/2011/UE) comporta una serie di obblighi informativi specifici in materia di allergeni alimentari, che – come precisato nel precedente numero – si applicheranno anche alla ristorazione collettiva e ai prodotti confezionati sul luogo di vendita (c.d. pre-incartato).

Vale la pena di ricordare che la Commissione europea, nel redigere la proposta di nuovo regolamento, aveva individuato la persistente carenza informativa sugli allergeni (“there is a number of foods from which information on allergens is missing”), anche in sede di ristorazione collettiva (“the introduction of a requirement that information on allergenic ingredients should be available for non-prepacked foods sold through retail and catering outlets”¸ cfr. Doc. COM(2008) 40), come uno dei punti deboli da correggere al fine della tutela della salute del consumatore finale.

In fondo, l’estensione del campo di applicazione del Reg. (UE) n. 1169/2011 anche alla ristorazione collettiva, da cui questa Rubrica ha preso le mosse (cfr. numero di ottobre di Ristorando), trova giustificazione anche in alcuni dati legati ai disturbi alimentari; ad esempio, secondo un position paper del 2010 adottato dalla European Federation of Allergy and Airways Diseases Patients’ Associations, infatti, quasi il 70% dei casi più gravi di reazioni allergiche sarebbero avvenute in occasione di consumo alimentare “fuori casa”. Leggi di più>>

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